La riforma che vogliamo – Presidio in Regione

La riforma che vogliamo – Presidio in Regione

Martedì 13 Luglio – Ore 9.30 – 11.30 – Presidio in Regione – Palazzo Lombardia, ingresso n°2

La salute è un bene comune e un diritto che il servizio sanitario deve assicurare in misura eguale a ogni persona.

Le scelte politiche negli ultimi anni hanno provocato, nel sistema sanitario pubblico, il taglio di posti letto negli ospedali, lo svuotamento di professionalità e servizi nel territorio, la diminuzione delle prestazioni erogate ai cittadini, la drastica riduzione del personale (medici, infermieri, operatori sanitari, tecnici e amministrativi).

Tutto ciò ha causato tempi lunghi d’attesa per visite, esami e interventi chirurgici, e ha lasciato sguarnite aree d’intervento essenziali, come la prevenzione, la non autosufficienza, la presa in carico delle cronicità, la disabilità e la salute mentale.

La pandemia da COVID-19 ha messo a nudo tutti i problemi del Servizio sociosanitario lombardo.

Oggi serve una buona riforma che usi in modo intelligente le maggiori risorse stanziate dallo Stato e dalla Unione Europea, correggendo scelte organizzative e di politica socio-sanitaria che in Lombardia hanno messo in difficoltà  l’intero sistema sociosanitario impoverendolo di risorse economiche, tecnologiche e professionali e hanno determinato pesanti ricadute sui cittadini a partire dai più fragili e vulnerabili.

CHIEDIAMO

Un cambiamento del modello organizzativo che valorizzi la programmazione, il coordinamento e la gestione nel territorio dei servizi sanitari, sociosanitari e assistenziali, rafforzando nella nuova Azienda territoriale il ruolo del Distretto sociosanitario con l’assegnazione di risorse e potere di spesa, e con la partecipazione dei Comuni e delle comunità locali alla definizione di Piani Salute Distrettuali per l’offerta di servizi nel proprio territorio.

Restituire alla prevenzione un ruolo centrale nel Servizio sanitario, rafforzando nella nuova Azienda territoriale il Dipartimento di Prevenzione con funzioni sia di programmazione che di erogazione delle attività di promozione ed educazione alla salute, di prevenzione e sorveglianza delle malattie infettive e delle malattie cronico degenerative, di prevenzione e sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro, di sicurezza degli alimenti, di igiene e sanità pubblica veterinaria.

Garantire prossimità, facilità di accesso ai servizi e continuità delle cure. Bisogna rafforzare l’assistenza territoriale e i servizi sanitari e socio-sanitari, di tipo riabilitativo, domiciliare, residenziale e semiresidenziale, riorganizzando i percorsi di cura ed assistenza dal territorio all’ospedale fino alla casa del paziente, per facilitare il rientro al proprio domicilio del paziente dimesso dal reparto ospedaliero o dal pronto soccorso e attuare la presa in carico di persone fragili o malati cronici da parte dei servizi di Distretto.

Nel Distretto si devono organizzare i servizi di assistenza primaria e di specialistica ambulatoriale, facendo lavorare insieme professionisti diversi – medici, infermieri, assistenti sociali – in sedi riconoscibili e accessibili, siano esse Case della Comunità, punti salute avanzati e di base e Ospedali di Comunità.

Innovare modelli di servizio e residenzialità sociosanitaria per prevenire l’insorgere o l’aggravarsi di condizioni di non-autosufficienza o ritardare il passaggio della persona anziana o vulnerabile dal domicilio alla RSA, in presenza di servizialternativi, semiresidenziali o domiciliari dotati di adeguati livelli assistenziali. Serve una migliore distribuzione delle risorse con un corretto ed equo riparto degli oneri tra quota sanitaria e retta a carico delle famiglie secondo criteri di sostenibilità e sopportabilità  per uno standard adeguato di servizi.

Rivedere il rapporto pubblico/privato valorizzando la funzione integrativa e non sostitutiva dell’offerta sanitaria privata, rispetto alla programmazione pubblica dell’offerta di cura e stante la centralità in termini professionali, tecnologici, organizzativi e di servizio che sempre deve avere la sanità pubblica.

Investire sul personale e le professioni del sistema sociosanitario. È urgente invertire l’attuale declino delle risorse professionali a livello tanto ospedaliero che territoriale su ambiti essenziali quali la prevenzione, le cure primarie e la continuità assistenziale, altrimenti nessuna riforma può avere esiti importanti e concreti.

Serve un numero adeguato di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e infermieri di famiglia e comunità per garantire l’assistenza primaria nel territorio, favorendo la loro aggregazione per realizzare strutture ambulatoriali con ampia disponibilità di accesso nella giornata e durante la settimana e bisogna potenziare gli organici della rete ospedaliera.

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