Le Proposte di CGIL CISL UIL per la modifica della legge regionale 23/2015

Le Proposte di CGIL CISL UIL per la modifica della legge regionale 23/2015

La pandemia ha evidenziato le debolezze del nostro sistema sociosanitario, rendendoci più consapevoli dell’importanza di un servizio sanitario universalistico e pubblico e del fatto che la spesa sanitaria, dopo anni di razionamenti e di definanziamento, debba considerarsi un investimento per il benessere di tutti e di ciascuno.

La riqualificazione del nostro sistema sanitario è possibile grazie anche alle risorse che nel corso dell’attuale emergenza pandemica si stanno attivando con strumenti di indebitamento il cui onere graverà sulle generazioni future.

Proprio per questo le risorse disponibili non vanno sprecate e si giustificano solo se dal loro corretto e pieno utilizzo conseguirà uno sviluppo del SSR, per metterlo in condizione di rispondere in modo appropriato ad una domanda di salute che dovrà misurarsi, anche dopo la COVID-19, con i problemi della transizione demografica, del conseguente aumento delle patologie cronico-degenerative e con la possibilità del manifestarsi di nuove emergenze epidemiologiche e sanitarie.

L’evoluzione del servizio sociosanitario, di cui la Lombardia ha più bisogno e che la legge 23/2015 non ha realizzato, riguarda, anzitutto, un cambiamento centrato su:

1. la prevenzione come fulcro del sistema sanitario e la prevenzione primaria alla base di tutte le attività preventive. Senza un miglioramento e rafforzamento organizzativo e funzionale nel SSL dei Dipartimenti di prevenzione, in coerenza con l’art.7 del D.Lgs. 502/92 e s.m.i., non può esserci un’efficace attività di promozione e tutela della salute delle comunità e degli individui negli ambienti di vita e di lavoro;

2. il governo della domanda e della rete d’offerta erogativa di prossimità in un unico punto di presidio fisico, chiaramente identificabile dal cittadino, che interagisca con la popolazione in multimodalità. Vale a dire, un’organizzazione strutturata nel Distretto socio-sanitario, capace di realizzare un’effettiva integrazione fra professionisti e fra istituzioni, fra sociale, sanità e sociosanitario.

Senza una riorganizzazione dei Distretti non potrà esserci una sanità territoriale adeguata alle problematiche della fragilità, dell’integrazione sociosanitaria e della continuità di cura.

Due sono gli assi fondamentali sui quali intervenire:

  • Governo della domanda e costruzione dei percorsi di presa in carico. I Distretti/ambiti distrettuali devono riappropriarsi della funzione di governo della domanda e di valutazione multidimensionale del bisogno di salute;
  • Governo della rete di offerta erogativa di prossimità. Costituzione di nodi organizzativi per l’assistenza territoriale, indentificati fisicamente e strutturalmente nei PreSST/Punto Salute, come sub-articolazione della rete territoriale delle ASST e sede unica dei servizi e degli operatori, incluso il MMG/PLS e l’infermiere di famiglia e di comunità come dipendente del SSN.

La nostra proposta si concentra su alcune problematiche di riorganizzazione del sistema di cura e assistenza, considerando anche le conclusioni del documento di AGENAS, recepito dal Ministero alla Salute, recante la proposta riorganizzativa di riallineamento del SSL alle disposizioni di principio del D.Lgs. 502/92 s.m.i., e lasciando in secondo piano altri aspetti di struttura, riprendendo per facilità di lettura nomenclature esistenti, a cui non ci riteniamo affatto vincolati.

D’altra parte, la modifica dei soli perimetri e delle tassonomie aziendali non sarebbe di per sé sufficiente a trasformare in meglio le prassi di servizio delle aziende riformate, come non lo è stato nel percorso attuativo della l.r. 23/2015.

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