Pensioni 2019: tagli alla rivalutazione

Pensioni 2019: tagli alla rivalutazione

Nel mese di gennaio viene applicato in via provvisoria il rilevamento calcolato dopo il 30 settembre dell’anno precedente. Entro il 31 dicembre di ogni anno l’indice viene calcolato in via definitiva. Se differisce da quello provvisorio sarà oggetto di conguaglio di cui gli effetti si avranno un anno dopo, cioè a gennaio dell’anno successivo a quello in cui è stato applicato l’indice provvisorio.
Il DM 16.11.2018 del MEF ha confermato l’aumento percentuale di 1,10% per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2017 a partire da 1.01.2018. L’indice definitivo da
1.01.2018 non ha subito variazione rispetto a quello provvisorio di 1.10%. Quindi non ci sarà nessun conguaglio, e per il nuovo anno la perequazione comporterà un aumento percentuale di 1.10% dal 1.01.2019.

Dal 2012 al 2019 (governi Monti, Letta, Renzi, Conte) l’indice di perequazione delle pensioni 100% è applicato solamente per le pensioni che non superano tre volte il trattamento minimo, gli altri
importi degli assegni sono sempre stati “aggiustati e/o bloccati”

Il governo Conte non ha mantenuto i patti sottoscritti tra governo Gentiloni e Cgil, Cisl; Uil, pertanto non sarà ripristinato il sistema che prevede la rivalutazione su fasce di importo legge n. 388/2000 governo Prodi. E ancora una volta si lasciano euro, pochi o tanti che siano!!!

E che dire sulla gaffe molto infelice del presidente Conte sulle pensioni mentre i sindacati dei pensionati di Cgil Cisl Uil stavano protestando nelle piazze italiane: “Tagli? Nemmeno l’avaro di Molière se ne accorge” … omissis … “!I pensionati oggi scendono in campo, ne prendiamo atto e lo rispettiamo, ma li ricordo silenti quando fu approvata la legge Fornero”, e su questo come dargli torto.

Il capo del Governo ha tentato a suo modo di difendere il “raffreddamento” dell’indicizzazione per gli assegni sopra i 1.500 euro lordi, ma questa frase ha profondamente offeso pensionati e
pensionate italiani. Questa ironia, Conte se la poteva anche risparmiare nei confronti di coloro che continuano a dare soldi ogni qualvolta il Governo di turno ha bisogno di fare cassa, purtroppo
a fondo perduto visto che il debito pubblico del Paese è in continua ascesa.

È stato molto ingeneroso anche se come dice il presidente Conte si tratta solo di pochi euro. E’ giusto ricordare al premier che i pensionati hanno avuto il blocco della rivalutazione dal 2011 fino a
oggi. Questo ulteriore taglio arriva senza discutere con nessuno, nemmeno con i sindacati che avevano sottoscritto un accordo con il Governo precedente su questa materia.

Avari a chi? Sono otto anni che i Governi intervengono sulle pensioni! Perché non si taglia lo stipendio suo, dei suoi ministri, dei governatori e consiglieri regionali, dei parlamentari e  senatori?

Noi pensionati siamo stanchi di essere il bancomat del Governo di turno.

Riconosciamo il diritto/dovere del premier Conte di difendere la manovra finanziaria del suo Governo ma allo stesso tempo abbiamo trovato in ogni caso indelicato, sconcertante e vergognoso che un premier sferri un attacco così sgradevole nei confronti di una delle categorie più tartassate dai Governi degli ultimi anni, compreso quello “legastellato” del cosiddetto cambiamento.

Accostamento completamente sballato presidente Conte. L’avaro Arpagone è la personificazione stessa della taccagneria. L’opera di Moliere ruota attorno al suo bisogno spasmodico di accumulare, alla sua paura di essere derubato, alle sue ridicole e insopportabili economie, ma soprattutto all’aridità del suo cuore. Arpagone infatti non ama niente e nessuno, a parte il suo denaro.

Vogliamo ricordare al premier Conte l’importanza dei pensionati e pensionate in famiglia. Mentre i vari Governi continuano a promettere aiuti alle donne che lavorano, a partire da un aumento degli asili nido, i nonni sono in campo. Si curano dei nipoti fino all’età delle scuole medie, e sono sempre loro i nonni che ritroviamo da pensionati a fare volontariato, a tinteggiare scuole e oratori, a raccogliere bottigliette di plastica nei parchi giochi dei bambini, a accompagnare i bambini quando devono attraversare la strada dopo la scuola, a aiutare altri anziani non autosufficienti.

I nostri nonni sono diventati un perno dello stato sociale parallelo del Paese, quello che cresce nelle nostre famiglie senza alcun aiuto pubblico. I numeri Istat parlano chiaro. Ci sono
migliaia di nonni che fanno i badanti, curandosi di altre persone anziane altrimenti abbandonate a loro stessi. Ci sono milioni di nonni che si curano del nucleo familiare e dei loro nipoti, mentre entrambi i genitori lavorano.

Ma la cosa più clamorosa riguarda l’aiuto finanziario. In pratica milioni di nonni regolarmente e saltuariamente danno soldi e supporto a figli e nipoti, fanno assistenza indiretta alle famiglie che salvano il proprio bilancio grazie a loro. In una società sempre più povera il reddito certo dei pensionati rappresenta un ammortizzatore sociale e la presenza in famiglia di pensionati comporta un minor rischio povertà, senza poi dimenticare amore e affetto che i nonni danno ai nipoti.

Pertanto, prima di procedere a tagliare le pensioni invitiamo il presidente del Governo di turno a riflettere solo per un attimo su tutti questi motivi sociali, e ricordando le parole di Papa Francesco: “La vecchiaia è la sede della sapienza della vita” ci piace integrare con: “ma anche dell’aiuto concreto e insostituibile alle nuove generazioni”.

Emilio Didonè

Segretario Generale
FNP-CISL Lombardia

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