Proposte per il futuro di una sanità giovane

Proposte per il futuro di una sanità giovane

Stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti. L’introduzione del test nazionale per l’accesso a Medicina e per le Scuole di Specializzazione sono soltanto due delle tante novità che sono state introdotte. In questo quadro di rinnovamento non possiamo prescindere dal garantire, a chi sta vivendo queste fasi del proprio percorso universitario e lavorativo, regole certe e puntuali per poter affrontare con la migliore preparazione possibile l’immediato futuro e le prime esperienze professionali che lo attendono.

Dati ministeriali stimano inoltre che nell’arco dei prossimi 5-10 anni un forte numero di medici raggiungeranno l’età pensionabile, e non vi è un numero sufficiente di giovani medici per garantire un ricambio.

In questo contesto, la sezione Giovani Medici della Cisl Medici Lombardia vuole essere un punto di riferimento organizzato e strutturato per i giovani medici che si confrontano con problematiche così complesse.

Dopo la pubblicazione del comunicato a denuncia delle criticità emerse nel primo concorso nazionale per le scuole di specializzazione mediche intendiamo lanciare un manifesto programmatico identificando le criticità di 5 figure professionali che coprono il panorama dei giovani medici e per ognuna di queste proporre un modello specifico di rinnovamento e sviluppo.

UNIVERSITA’ DI MEDICINA: SELEZIONARE E’ DURO MA NECESSARIO

1. STUDENTI DI MEDICINA

Il test d’ingresso è necessario per garantire un tetto agli accessi e quindi una formazione di qualità.

Si può migliorare, modificare o riscrivere ma deve comunque rimanere per garantire una formazione qualitativamente adeguata ai futuri medici.

Recentemente si è parlato del modello francese e di una sua possibile applicazione in Italia. Non siamo contrari a priori ma occorre considerare che ogni metodo di selezione presenta, intrinsecamente, difetti più o meno grandi. A pochi anni dall’introduzione del test nazionale che ha dimostrato molte criticità e limiti, legati fondamentalmente ai trasferimenti obbligati in regioni diverse con i relativi costi che non sostenibili da tutte le famiglie, cambiare ancora repentinamente metodo di selezione potrebbe sembrare precipitoso.

Siamo inoltre pronti, organizzativamente, a garantire il primo anno comune alle scienze mediche (sul modello francese) alle decine di migliaia di giovani che chiederanno di accedervi? Non si tratta più di organizzare un test d’ingresso ma di garantire un anno di corsi universitari sulla base dei quali selezionare, con un’ulteriore prova, gli studenti che chiedono di accedere a medicina e alle altre facoltà dell’area medica.

MEDICO NEO-LAUREATO: UN ANNO A SPASSO DOPO LA LAUREA.

2. MEDICI NEO-LAUREATI

Il neo-laureato in medicina, vista la durata del corso di studi, non ha meno di 24-25 anni. Inoltre, prima di accedere definitivamente al mondo del lavoro, avrà ancora 5 o 6 anni di scuola di specializzazione. Perché mai i giovani laureati devono sottoporsi a quasi un anno di attesa tra la laurea e l’abilitazione, costituendo ulteriormente un costo per le famiglie?

Rispetto al corso di studi pre-test di ammissione la qualità dello studente “selezionato” è cresciuta e il tirocinio obbligatorio è regolarmente previsto già dal terzo anno di medicina sia per le materie cliniche che per quelle chirurgiche ed è di gran lunga superiore ai 3 mesi. Che senso hanno tre mesi di tirocinio post-laurea prima dell’esame di Stato? Non si potrebbe pensare a una laurea abilitante in Medicina e Chirurgia?

INVESTIRE IN FORMAZIONE: PIU’ BORSE E PIU’ DIRITTI PER GLI SPECIALIZZANDI

3. SPECIALIZZANDI

Il medico abilitato rischia di rimanere escluso dalle scuole di specializzazione visto il drammatico divario tra i neo-laureati e i posti disponibili (meno di un posto per ogni due candidati) malgrado la specializzazione sia una requisito fondamentale per l’accesso nel SSN. Una programmazione attenta e investimenti adeguati dovranno in futuro aumentare i posti per gli specializzandi soprattutto in considerazione della carenza di specialisti che si verificherà nei prossimi anni. Occorre inoltre modulare di conseguenza gli accessi alle università di medicina evitando di prolungare con lunghi anni di attesa una carriera che è già lunghissima.

Gli specializzandi, nell’attuale contesto, vanno considerati dei medici ultra-selezionati. Hanno concorso per entrare all’università di Medicina; hanno conseguito la laurea con ottimi voti per cercare di ottenere un posto utile all’ulteriore concorso per le Scuole di Specializzazione; hanno vinto un concorso con sempre meno posti e sempre più concorrenti.

E’ doveroso garantire, a questi medici in formazione, una preparazione di livello che li metta in grado di essere competitivi una volta entrati nel mondo del lavoro. Bisogna pertanto a nostro avviso espandere le responsabilità dello specializzando che deve avere, almeno in certi ambiti e verso il termine del processo di specializzazione, un grado di autonomia decisionale con responsabilità crescenti (si veda il modello francese).

Non si capisce, inoltre, il motivo delle incompatibilità che impediscono allo specializzando di fare altro rispetto alle sostituzioni dei medici di base e alla continuità assistenziale (spesso impossibili per la sovrapposizione con gli orari della Scuola di Specializzazione). Il medico specializzando, dopo aver garantito la sua presenza in servizio per le ore stabilite dal contratto, deve poter esercitare la professione anche al di fuori, con tutte le tutele degli altri dipendenti pubblici. Per quale motivo professionisti ormai trentenni, al IV o V anno della Scuola di Specializzazione, non possono esercitare la professione al di fuori della Scuola di Specializzazione? Non li riteniamo forse ancora in grado, dopo dieci o undici anni di preparazione specifica, di garantire una prestazione di livello? Se fosse così, per quale motivo gli è invece permesso da subito di effettuare (senza nessun tipo di tutela come il riposo dopo il turno di notte) la Continuità Assistenziale dove molto spesso si trovano a gestire, in prima persona e senza aiuto, difficili casi di emergenze?

Il contratto italiano per le Scuole di Specializzazione non prevede inoltre la malattia e non prevede nessun tipo di permesso (!?). Una nota finale va spesa riguardo al compenso di questi giovani medici, sicuramente ai minimi rispetto ai colleghi europei. Quanti colleghi hanno scelto, già per la specializzazione, quei Paesi Europei in cui è più professionalizzante e meglio retribuita?

GIOVANI SPECIALISTI PRECARI O DISOCCUPATI? NO GRAZIE

4. GIOVANI SPECIALISTI PRECARI

Di fronte al blocco dei turn-over nel pubblico impiego il giovane specialista spesso non riesce ad accedere alle strutture del SSN. In questo caso lo specialista, verosimilmente, troverà impiego in strutture private pure o private convenzionate che quasi sempre contrattualizzano il rapporto di lavoro con forme precarie, spesso riconducibili alla collaborazione professionale con partita IVA. L’orologio per questi giovani torna indietro nel tempo a quelle forme di lavoro per nulla tutelate. In tale ambito i giovani non hanno nessuna tutela di durata del rapporto, oltre a dover rinunciare alle classiche tutele del lavoratore (malattia, ferie, permessi retribuiti…).

Sono inoltre frenati da una serie di incompatibilità (di cui proponiamo l’abolizione) all’accesso alla medicina specialistica convenzionata che impediscono al giovane specialista di svolgere supplenze nella medicina pubblica, pur se titolare di borse di studio o praticante attività libero professionali presso strutture private accreditate. Il giovane specialista deve poter accedere sia al pubblico che al privato convenzionato, due sistemi non più in competizione ma che devono agire in sinergica collaborazione.

Non dimentichiamoci inoltre l’enorme discriminazione della donna medico che, trovandosi in stato di gravidanza, non ha nessuna tutela e deve rinunciare al proprio stipendio per tutto il periodo in cui è impossibilitata a lavorare.

VALORIZZARE LA MEDICINA DEL TERRITORIO: SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN MEDICINA GENERALE

5. IL MEDICO DI MEDICINA GENERALE:

il medico di medicina generale (MMG) è una figura cardine del nostro Sistema Sanitario Nazionale perché ha in prima persona la gestione sul territorio del paziente. E’ il punto di accesso fondamentale del cittadino alle cure e il punto cardine del suo percorso terapeutico. E’ dimostrato che il MMG ha un ruolo di primordine anche nella gestione delle risorse e quindi del possibile risparmio del SSN, potendo limitare fortemente la prescrizione di innumerevoli visite, esami diagnostici ed accessi al PS che spesso sono davvero inutili e fortemente onerosi per la comunità.

Questa peculiarità è stata riconosciuta tardivamente prevedendo un apposito corso di formazione che però è stranamente diversificato dalle altre specializzazioni per quanto riguarda la sua organizzazione, la durata e la retribuzione. Attualmente il corso dura tre anni con un programma e un’organizzazione da rivedere profondamente e con una retribuzione che è circa la metà rispetto a quello delle altre scuole di specialità. E’ evidente che il MMG è considerato un medico di “serie B”.

Per una sanità al passo con i tempi riteniamo fondamentale valorizzare la medicina territoriale equiparando il corso di formazione in medicina generale a una scuola di specializzazione.

Settore GIOVANI MEDICI

CISL MEDICI LOMBARDIA

Dr.  Michele Bandirali

Dr.  Marcello Petrini

Segretario Generale   

CISL MEDICI LOMBARDIA

Dr. Arturo Bergonzi

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