Sentenza Corte Costituzionale trattenuta 2,50% su TFS/TFR Dipendenti Pubblici

Sentenza Corte Costituzionale trattenuta 2,50% su TFS/TFR Dipendenti Pubblici

Con sentenza n. 213 del 22/11/ 2018, la Corte Costituzionale è tornata ad occuparsi del trattamento di fine servizio dei pubblici dipendenti, dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 26, comma 19, della legge 448/1998, sollevata dal Tribunale civile di Perugia – Sezione Lavoro.

Il Giudice rimettente aveva sollevato dubbi di costituzionalità del citato art. 26 ” nella parte in cui, demandando ad un DPCM la definizione della struttura retributiva e contributiva dei dipendenti pubblici passati, ex lege, dal precedente regime del TFS o dell’ Indennità di Buonuscita al regime del TFR, ha imposto il vincolo dell’invarianza della retribuzione netta nonostante la cessazione del prelievo contributivo a titolo di rivalsa” previsto dall’art. 37 del DPR n. 1032/73.

Secondo il Giudice rimettente, la norma scrutinata manterrebbe la trattenuta ex art. 37 cosicché vi sarebbe un arbitraria disparità di trattamentotra i lavoratori dipendenti dello Stato e degli Enti locali in regime di Indennità di Buonuscita o TFS ed i dipendenti delle medesime Amministrazione in regime di TFR, in quanto ai primi è riconosciuto un trattamento retributivo più elevato rispetto ai secondi pari ad una somma del 2,50% sull’80% della base retributiva di cui all’art. 38 del DPR 1032 del 73 o pari all’ammontare del contributo di cui all’art. 11 della legge 152/68; mentre i lavoratori dipendenti in regime di TFR dispensati dall’obbligo di contribuire al finanziamento dell’ indennità di buonuscita o del trattamento di fine servizio nella misura del 2,50% sì troverebbero a percepire una retribuzione lorda più elevata”.

Occorre ricordare che con DPCM 20/12/1999, si è proceduto a regolamentare il trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici disponendo che dal 1/1/2000 il personale dipendente è assoggettato al regime del TFR con la cessazione della trattenuta del contributo previdenziale obbligatorio, nella misura del 2,50%, previsto dai citati art. 3 DPR 1032/73 e art. 11 della legge 152/68.

Il decreto ha anche stabilito, al fine di assicurare l’invarianza della retribuzione netta complessiva, che “la retribuzione lorda viene ridotta in misura pari al contributo previdenziale obbligatorio soppresso e contestualmente viene stabilito un recupero in misura pari alla riduzione attraverso un corrispondente incremento figurativo“.

Tale disposizione, a dire della Corte Costituzionale, è volta a “contemperare la tutela dei diritti retributivi e previdenziali dei lavoratori pubblici con la salvaguardia della sostenibilità del sistema complessivamente considerato” e “risponde all’ esigenza di apportare gli indispensabili adeguamenti della struttura retributiva e contributiva del personale che transita al regime del TFR”.

La Corte non intravede nella disposizione esaminata alcun trattamento in peius , atteso che “ la riduzione della retribuzione lorda è compensata da un corrispondente incremento figurativo ai finì previdenziali e del trattamento di fine rapporto, che neutralizza i possibili effetti pregiudizievoli della decurtazione operata”.

Le motivazioni della Corte escludono , quindi, che vi sia una disparità di trattamento tra i lavoratori in regime di TFR e quelli in regime di TFS atteso che “il principio dell’invarianza della retribuzione netta, con i meccanismi perequativi tratteggiati in sede negoziale, mira proprio a garantire la parità di trattamento”.

La pronuncia della Corte ha chiarito che la trattenuta del 2,50% che subiscono i dipendenti che transitano dal regime del trattamento di fine servizio a quello di fine rapporto non può ritenersi una lesione, poiché alla corrispondente riduzione della retribuzione lorda, corrisponde comunque un effetto favorevole, in quanto vi è un incremento figurativo ai fini previdenziali e del trattamento di fine rapporto.

Pertanto, l’intervento della Corte Costituzionale, con la sentenza in esame, pone fine al contenzioso massivo volto ad ottenere il rimborso del 2,50% che le Amministrazioni hanno provveduto a trattenere sulla retribuzione lorda mensile dei lavoratori assunti dopo il 31/12/2000 a cui trova applicazione il regime del tfr; per cui i lavoratori interessati continueranno a subire la riduzione della retribuzione lorda nella misura del 2,50% , non essendoci i presupposti per adire le vie legali.

Patrizia Volponi
(Segretario Nazionale)

Articoli correlati