Storia dell’emergenza all’Ospedale Niguarda: eroi ed errori

Storia dell’emergenza all’Ospedale Niguarda: eroi ed errori

La fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo sono momenti di bilanci ed oggi i lavoratori di Niguarda vogliono rendere noto, in prima persona, la loro valutazione sulla gestione dell’emergenza Covid operata in questa azienda.

Nella prima fase pandemica l’Ospedale Niguarda, identificato come centro dedito alla cura di pazienti non Covid, è stato comunque investito dall’ondata di pazienti COVID 19. Tutti i lavoratori di Niguarda, grazie alla ben nota professionalità ed etica integerrima, hanno garantito prestazioni ordinarie e straordinarie, rendendo possibile la trasformazione di un Ospedale di eccellenza multispecialistica ad Hub Covid.

Operatori che hanno rinunciato a riposi e aspettative, coperto turni straordinari spesso con mansioni diverse da quelle per le quali sono stati formati ed assunti, senza badare al rispetto dell’orario di lavoro.

Lavoratori che hanno garantito la loro opera a dispetto dell’inadeguata fornitura dei DPI e delle divise, della scarsa identificazione dei percorsi pulito/sporco, della sorveglianza insufficiente agli ingressi dei pazienti esterni. E più ancora di un monitoraggio dell’esposizione al contagio che fino ad aprile non prevedeva che i tamponi fossero effettuati ai lavoratori sintomatici a domicilio né ad alcuni lavoratori sintomatici in servizio (l’unità di crisi non accolse i suggerimenti e i chiarimenti dei clinici in merito).

I lavoratori hanno “tirato dritto” nonostante ambienti di lavoro inadatti, privi dei requisiti infrastrutturali di sicurezza per loro stessi e per i pazienti, di scelte aziendali che li hanno esposti a rischi di contagio evitabili. Nonostante la mancanza completa di dialogo con la Direzione, la mancanza completa di ascolto delle loro legittime richieste.

Ancor peggio, i canali di comunicazione sono diventati, laddove attivati, mero strumento di esercizio unidirezionale e autoritaristico di potere. Agli appelli legittimi dei lavoratori la risposta è stata un eloquente silenzio.

Come se non bastasse, nel pieno svolgersi dell’emergenza, con modalità dalla regolarità discutibile, la Direzione si prodigava con pressante insistenza, a convocare i Dirigenti Medici di anzianità inferiore ai cinque anni, per far firmare loro delle modifiche alle loro valutazione individuali di posizione, non adducendo motivazioni di ordine professionale, ma con unica giustificazione la non capienza dei fondi di posizione.

La domanda è semplice: non è tra i compiti della Direzione la verifica dei fondi, nel rispetto dei contratti e delle retribuzioni?

Evidentemente sì. L’unica strategia per ovviare a un problema, di responsabilità chiaramente gestionale, è stata tagliare valutazioni e stipendi.

L’estate avrebbe potuto essere il tempo della riflessione: per l’allestimento di percorsi pensati e condivisi. Per la costruzione di un fronte comune fra Direzione e lavoratori, due componenti che devono collaborare per un fine comune: il bene del paziente. Così non è stato.

Siamo alla seconda ondata della pandemia, siamo diventati Hub covid. I lavoratori continuano a svolgere il proprio servizio, a tutela della salute della cittadinanza. Continuano ad assicurare l’ordinario e lo straordinario. Garantiscono cure a pazienti Covid e non. Assolvono alle attività aggiuntive che ATS non riesce a svolgere: tamponi per esterni, l’inserimento dati sulla pandemia, le vaccinazioni antinfluenzali. Contribuiscono alla creazione di moduli di Terapia Intensiva in Fiera che sussistono solo grazie al contributo del personale degli ospedali pubblici.

La Direzione non è intervenuta con pronta sollecitudine, vista l’emergenza sanitaria, a predisporre strutture di accoglienza per pazienti COVID all’altezza della situazione per una sicura tutela sia di pazienti che degli operatori.

Non solo: non ha posto in essere un’adeguata formazione estiva degli operatori, una programmazione razionale per una rotazione del personale nel rispetto degli orari di lavoro e del cambio di mansioni di Unità operativa, di logistica ai propri lavoratori impegnati in un’emergenza prevedibile.

Assente, infine, il supporto alla medicina preventiva con implementazione dell’organico per consentire un adeguato monitoraggio degli operatori che hanno contratto il COVID.

Oggi Niguarda raccoglie una visibilità mediatica che appare prioritaria rispetto a scelte cliniche e organizzative su cui sarebbe indispensabile un confronto.

In altri termini si resta costantemente nel solco di uno stile direzionale che dimentica il confronto e la dialettica, che svilisce le competenze professionali ed economiche di dirigenza e comparto e che, sottraendo sapere ai processi, espone pazienti e operatori a rischi inutili compromettendo la qualità delle prestazioni erogate.

Milano, 27 gennaio 2021

Per le rappresentative Territoriali e Regionali Medici e Dirigenti SSN

ANPO – Carlo Montaperto
FP CGIL – Sergio De Chiara, Bruno Zecca-
CISL Medici – Danilo Mazzacane
FASSID – Stefano Bracelli
UIL – Paolo Campi, Angelo Greco

Articoli correlati